Una comunità in cerca di un’idea

Andrea Michieli, dottorando in Giurisprudenza all’università di Milano-Bicocca, si trova a Parigi per un periodo di ricerca

«Si prega di preparare i documenti: sono stati ristabiliti i controlli alle frontiere». Con questo messaggio è iniziato il mio viaggio alla volta di Parigi. Mi trovo nella ville lumiere per un periodo di ricerca e da qui osservo l’evoluzione del dibattito in vista delle elezioni europee.

Quel messaggio che annunciava candidamente il ripristino dei controlli mi ha impressionato, sapendo quanto si è dovuto lottare per togliere gli accertamenti alla frontiera che, fino alla II Guerra Mondiale, rappresentavano la separazione tra le nostre nazioni. Certo, ero consapevole dell’état d’urgence, delle misure di sicurezza dopo gli attentati terroristici degli scorsi anni e della sospensione del trattato di Schengen sulla libera circolazione. Eppure il confine, il limes, è ciò che aveva idealmente fatto superare quell’impermeabilità tra popoli in Europa. Quella barriera, pur non essendo fisica (…peraltro alla frontiera austriaca si dibatte se costruirne una in cemento armato!), fa riflettere sullo stato dei rapporti tra i nostri Paesi e sull’Europa.

Sono stati mesi di uno scontro diplomatico senza precedenti tra Italia e Francia, con il richiamo dell’ambasciatore francese dopo che un esponente del governo italiano aveva incontrato alcuni rappresentanti del movimento dei gilets jaunes. Ecco. Sono stati soprattutto i mesi, qui a Parigi e in tutta la Francia, dei gilet gialli. Un movimento su cui molto si è scritto e discusso, di difficile descrizione e che ancora sconvolge (in modo prevalentemente pacifico, ancorché ci siano stati purtroppo numerosi episodi violenti) la routine parigina del sabato.

È un movimento pluriforme in cui confluiscono sigle di destra e sinistra estrema, ma a cui appartiene soprattutto una classe medie della provincia che ha subito un impoverimento nell’ultimo decennio: si può dire che esso testimonia una sofferenza sociale diffusa. Dopo vari confronti avuti a Parigi, ho compreso che il fenomeno non può essere né inquadrato come una protesta esclusivamente contro la presidenza Macron, né nello schema della contrapposizione tra popolo ed élite. I gilets jaunes rappresentano una parte di popolo che si è aggregata in opposizione ad alcune proposte di tassazione dall’attuale governo liberale, ma che ancora manifesta perché vive situazioni di difficoltà economica-sociale e desidera partecipare alla vita pubblica.

In questa “insurrezione” si trova, a mio avviso, uno specchio dell’immagine del nostro continente. Un’Europa sempre più connessa, interdipendente, plurale, incrocio di culture; eppure un’Europa in cui alleggia una certa diffidenza, riemergono barriere, si cercano identità da costruire.

Abbiamo già oggi un’Europa di grandi opportunità. Solo a partire dalla mia esperienza potrei citare: gli spostamenti rapidi ed economici tra Paesi; i finanziamenti mirati per sostenere idee imprenditoriali dei giovani; il progetto Erasmus che ora vive una nuova fase con Erasmus+.

Sembra invece mancare un’idea unificante, capace di superare le barriere tra gli Stati; permane quella difficoltà di superare il “mercato” unico europeo in vista di fornire gli strumenti politici per dare voce a una “comunità” plurale di popoli.

Mi sembra di poter dire che la sfida dell’istituzione-Unione Europea sia quella di non perdere il contatto con l’Europa che si riversa nelle strade di Francia: solo questo potrà portare a sciogliere quelle barriere – materiali e immateriali – che la crisi economica ha ricostruito tra i nostri popoli.

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