Un po’ come in famiglia

Laura Cecchin sta svolgendo un periodo di volontariato a Kassel (Germania)

A sei mesi dall’inizio del mio Servizio civile in Italia, ho sentito il desiderio di uscire dalla mia zona di comfort e mettermi alla prova, tentando magari un’esperienza lavorativa all’estero, ispirata anche da alcuni amici e dal mio ragazzo. Ho scoperto i vari portali dell’Unione europea sul lavoro e il volontariato, restando sbalordita dal gran numero di opportunità offerte ai giovani. Avevo l’imbarazzo della scelta. Tra i vari progetti di Servizio volontario europeo (Sve) ho notato subito quello che faceva per me: dodici mesi di volontariato in Germania in ambito interculturale. Come hosting organization, per un’associazione attiva nell’assistenza ai richiedenti asilo e nell’integrazione dei rifugiati. Così, superate tutte le fasi di selezione e senza sapere una parola di tedesco, lo scorso novembre sono partita alla volta di Kassel, città dell’Assia. Che cos’è oggi per me l’Europa? Innanzitutto una scelta, ponderata e maturata nel corso di mesi. Una scelta anche fortemente messa in discussione dalle criticità incontrate fin qui. Lo Sve per sua natura lascia al volontario una grande libertà di azione, il che può avere effetti positivi e negativi allo stesso tempo. Non ho un ruolo ben definito nell’organizzazione ospitante, il mio compito è quello di saper cogliere ciò che essa mi offre soprattutto grazie ai fondi europei: momenti e luoghi di socializzazione, occasioni per mettermi a servizio delle persone, risorse per realizzare i miei progetti personali. In questo ampio spazio di autonomia, mi capita di sentirmi abbandonata a me stessa, incompresa e spesso inutile; la collaborazione con gli altri volontari è problematica e le differenze linguistiche e culturali, oltre a quelle caratteriali, si fanno sentire. Malgrado le difficoltà, ho deciso di restare e parte del merito va alla mia mentor tedesca, che mi ha aiutata a ritrovare il senso del mio essere qui in questo momento. Sto imparando che l’Europa non esiste da sé, l’Europa si sceglie e si fa, con la volontà di conoscersi, comprendersi e venirsi reciprocamente incontro. L’Europa al suo interno è fatta di molte somiglianze, ma anche enormi differenze: la sfida sta tutta nel saper farle conciliare per raggiungere un equilibrio che garantisca la pacifica convivenza e la cooperazione. Un po’ come in famiglia.

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