#stavoltavoto, il tam tam dei giovani

È in pieno svolgimento la campagna web in 24 lingue: un passaparola, un’opera di contagio che, dal basso, sfruttando la prossimità del digitale, intende convincere più persone possibili ad andare alle urne il 26 maggio. Le testimonianze di alcuni italiani

Sarah Numico

«Stavolta non basta sperare in un futuro migliore: dobbiamo assumerci la responsabilità delle nostre scelte. Se votiamo tutti, vinciamo tutti». È uno dei tanti tweet di questi giorni intercettato nella rete e che, accompagnato da #stavoltavoto, è voce di chi è convinto a scendere in campo per l’Europa il 26 maggio prossimo e dire la propria alle elezioni europee che tracceranno il volto del Parlamento Ue e quindi in buona parte, il destino dell’Unione per i prossimi 5 anni. #stavoltavotoè il simbolo di un passaparola, di un’opera di contagio che dal basso, sfruttando ogni possibilità che offre la prossimità del digitale, intende convincere più persone possibili ad andare alle urne quel giorno. È la strada scelta dal Parlamento europeo che così scommette in particolare sui giovani, principali fruitori dei social e particolarmente sensibili agli hashtag. È un esercito elettorale potenziale di circa 50 milioni di giovani, la fetta di popolazione più pro-europeista nell’Unione europea. 

Numerosi promoter italiani

Concretamente il Parlamento ha quindi realizzato 24 piattaforme uguali, ma linguisticamente differenti, dove ci si può registrare per esplicitare la propria adesione alla campagna e dove trovare gli eventi che guardano al 26 maggio e parlano di Europa. Si può semplicemente dire “ci sto”, si può provare a contagiare i propri amici, si può partecipare a un evento, si può diventare a propria volta promotore e organizzatore di un momento europeo nel territorio.

Di questi “promoter”, testimonial, attivisti giovani ce ne sono già tanti anche in Italia: ci sono Pietro Valetto e Nikolas Zubizarreta, il primo studia alla Bocconi, l’altro alla Complutense University a Madrid. Si sono conosciuti in Norvegia per lo European Youth Parliament. Lì sono nate l’amicizia e la passione per l’Europa e ora stanno organizzando insieme una maratona milanese per sensibilizzare al voto. C’è Veronica Vismara, che viene da un paesino in provincia di Como, ma poi ha fatto un’esperienza in Portogallo con i Corpi europei di solidarietà. Bruno invece ha 24 anni, è francese e vive a Genova perché fa parte insieme ad altri 8 ragazzi del Servizio europeo di volontariato, finanziato da fondi europei. «Partecipiamo a programmi sociali o ambientali in città. Io faccio parte di un programma di agricoltura sociale», racconta Bruno in un video, «e ringrazio l’Europa che ci permette di fare queste esperienze che servono a migliorare l’Europa stessa e sono scambi culturali importanti. Stavolta voto per le elezioni per un’Europa più consapevole delle sfide ambientali».

Sono i giovani a sentirsi più europei

Anastasia Veneziano invece è siciliana, ora studia a Fiume, ed è diventata la “top recruiter italiana”. Nelle storie di queste persone si trova sempre qualche passaggio che le ha portate a fare esperienza di Europa sulla propria pelle: Erasmus,  molto di frequente, partecipazione a progetti o iniziative che hanno il marchio delle 12 stelle dorate su sfondo blu. Una cosa interessante è che si stanno moltiplicando sulla rete i racconti di queste storie europee perché sempre più giovani si sentono e si definiscono europei

Eppure quello di maggio sarà un voto difficile e decisivo, segnato dalla lancinante esperienza del distacco della Gran Bretagna dall’Unione europea, dallo stallo senza fine su questioni che non trovano soluzione, come la crisi dei migranti, dalle campagne anti-europeiste di eminenti leader politici europei (e italiani) che dell’Europa vogliono i fondi ma nessun vincolo e che si gonfiano della presunzione assolutamente irrealistica di poter riuscire da soli a far meglio di fronte alle sfide attuali.

Cosa insegna il voto sul Brexit

È però una lezione appresa proprio dal referendum britannico sul Brexit, a cui i giovani non hanno votato lasciando ad altri la decisione del proprio futuro, che se si vuole dare futuro all’Europa bisogna in tutti i modi che siano i giovani protagonisti del dibattito e delle scelte politiche che si compiono oggi ma che ricadranno su di loro domani. Se il popolo di tre milioni di giovani europei che hanno vissuto l’esperienza Erasmus o gli studenti universitari non sono difficili da convincere in questa campagna, meno facile è raggiungere chi non passa per queste strade.

Convincere a votare in generale sarà comunque impresa impegnativa, stando ai dati in calo della partecipazione alle elezioni europee delle ultime tornate. I prossimi mesi saranno quindi cruciali per diffondere insieme all’hashtag #stavoltavotola voglia di andare alle urne, liberi di scegliere, purché si eserciti il diritto-dovere di dire la propria. 

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