Perché non possiamo non dirci europei Ue, una scelta necessaria per il futuro

A chi oggi sostiene – per effetto di una qualche miopia storica, politica, o anche meramente informativa – che l’Unione europea sia solo una delle tante possibili opzioni per il futuro del nostro Paese, bisognerebbe chiedere di strofinarsi un attimo gli occhi e allenare lo sguardo a un orizzonte più ampio della punta del proprio naso.

Quando si guarda all’Europa – e in particolare al progetto comune di integrazione europea che ha dato vita all’Unione europea così come la conosciamo oggi – infatti, occorre essere capaci di uno sguardo lungo, che abbracci i circa 70 anni di cammino unitario compiuto fin qui. E non basta. Occorre anche saper lanciare lo sguardo in avanti, alle possibilità concrete di futuro che tale cammino consegna alle prossime generazioni, in un mondo globalizzato.

L’Europa, insomma, ha a che fare con la nostra stessa identità, su di un piano storico e culturale, ma anche giuridico, economico, valoriale. Anche chi lamenta una (presunta) incolmabile distanza da Bruxelles non potrà fare a meno di sentirsi “europeo” di fronte all’evidenza delle conquiste, in termini di diritti, opportunità e tutele, che il processo di integrazione ha prodotto e continua a produrre. Si tratta di conquiste ottenute in materia di libertà di circolazione, di parità di genere, di tutela della concorrenza e dei consumatori, di diritti e doveri di cittadinanza, fino al più recente approdo ad una Carta dei diritti fondamentali giuridicamente vincolante.

Un bagaglio che, quotidianamente, ci portiamo dietro grazie all’appartenenza europea e senza il quale la nostra vita non sarebbe più la stessa, in termini di qualità, intensità delle tutele, possibilità di espressione della propria personalità.

A cominciare da un dato che potrebbe apparire banale e invece non lo è: la pace. Appena fuori dai confini dell’Unione europea, a poche centinaia di chilometri dalle nostre città, negli ultimi decenni la guerra ha continuato a imperversare, senza lesinare ingiustizie, dolore e sofferenze. I conflitti nei Balcani e la più recente guerra nell’Ucraina orientale ci insegnano che l’Europa è (ancora!) necessaria per il mantenimento della pace tra i popoli che la abitano.

Allo stesso tempo l’Europa riguarda da vicino l’idea di futuro che abbiamo per le nuove generazioni e per l’intera famiglia umana.

Il “bene comune” ha ormai rilevanza e dimensioni tali che trascendono i limiti e le possibilità di azione del singolo Stato. Il destino dell’umanità intera, in una prospettiva non contingente, implica scelte sull’utilizzo di beni comuni di carattere universale. Le grandi problematiche contemporanee, dalla globalizzazione dell’economia, ai fenomeni migratori, alla tutela dell’ambiente, ai cambiamenti climatici, al terrorismo, alla protezione dei diritti umani, hanno dimensioni “planetarie” e quindi possono essere affrontate solo mediante una collaborazione internazionale e nell’ambito delle numerose organizzazioni internazionali, universali e regionali, quale l’Unione europea.

Si tratta di assumersi le proprie responsabilità nei confronti del mondo in termini di promozione della pace e governance delle grandi questioni di portata globale. In Europa abbiamo (ancora!) la possibilità di dare risposte concrete a questioni così complesse.

“L’Europa, se bisogna farla, è in funzione del pianeta”, affermava lo storico francese Lucien Febvre, nel lontano 1945. La storia gli ha dato ragione. Il mondo oggi ha sempre più bisogno di un’Europa consapevole dei propri valori e della propria civiltà, capace di difenderli e dotata degli strumenti necessari, non solo economici, per farlo.

È per questo che l’Europa, come spazio di civiltà e di diritto, è un’Europa necessaria. Non solo a se stessa e ai propri cittadini, ma per il futuro dell’intera famiglia umana.

Allora, a chi oggi guarda con sguardo miope all’Europa, diciamo (una volta di più), senza tema d’esser smentiti, perché non possiamo non dirci europei!

Michele D’Avino

direttore Istituto di Diritto internazionale della pace “Giuseppe Toniolo”

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