Il populismo “fa male al popolo”. L’analisi di Chiara Tintori e padre Sorge

Il populismo è“un fenomeno, indubbiamente complesso, che tende a contrapporre ‘il popolo’ – definizione unitaria già di per sé ambigua e dai confini incerti – alle ‘élite’, e ad avere con il primo un rapporto diretto (di pancia e di piazza) anziché attraverso le istituzioni”. Chiara Tintori è coautrice del nuovo volume “Perché il populismo fa male al popolo”, firmato assieme a padre Bartolomeo Sorge (Edizioni Terra Santa). Tintori – che ha svolto attività di ricerca e docenza presso varie università italiane ed è stata collaboratrice di “Aggiornamenti Socialidal 1996 al 2018 – indica un passaggio-chiave del libro: “L’equivoco di fondo del populismo sta nel ritenere che la maggioranza parlamentare si identifichi con il popolo tutto intero, legittimando il comportamento trasgressivo dei leader eletti, che ambiscono a conquistare spazi di potere sempre maggiori”.

Voi affermate che il populismo “fa male al popolo”: perché? “Perché è privo del senso dello Stato – risponde Tintori – e uccide il bene comune, perché è nemico della cultura dell’incontro, perché sacrifica l’apparire all’essere, perché specula sulle paure e sui problemi delle persone, perché agli occhi del populismo l’altro diviene un nemico. E molti altri perché”.

Come nasce e si alimenta il populismo? “La deriva populista si è presentata nella storia sempre durante, oppure dopo periodi di forte incertezza o vere e proprie crisi. Oggi riconosciamo la presenza contemporanea di almeno tre crisi: economica, culturale e politica. La prima ha fatto la sua comparsa nel 2008, provocando una contrazione produttiva e delle opportunità di lavoro, portando con sé un aumento costante delle disuguaglianze; la crisi politica si manifesta nella progressiva perdita di capacità di rappresentanza da parte dei partiti tradizionali degli interessi dei cittadini; infine la crisi culturale comprende, tra gli altri, il disorientamento provocato dalle migrazioni, la diffidenza verso il diverso e il bisogno di sicurezza. Dinanzi a questi mutamenti repentini, le forze politiche al Governo – la nuova élite che finge di essere ancora popolo – producono risposte scomposte e a tratti inquietanti, alimentando un clima sociale aggressivo e divisorio, con il solo scopo di conquistare spazi maggiori di potere, in una perenne campagna elettorale. In questo volume, oltre a spiegare perché il populismo fa male al popolo, torniamo a una pacata e chiara comprensione delle dinamiche fondative della politica. Ci interessa uscire dalla retorica populista per riproporre l’attualità di un pensiero ‘altro’ e ‘alto’ di politica, per ridare ossigeno alla cultura democratica. Ecco perché proponiamo il popolarismo come antidoto al populismo”.

Cosa potrebbe dire, oggi, il popolarismo sturziano? “Sono passati cento anni dall’Appello ‘ai liberi e forti’ di don Luigi Sturzo; in queste pagine ripercorriamo i punti cardinali di tale intuizione politica che sono, di fatto, gli antidoti al populismo: l’ispirazione religiosa, la laicità, il primato del bene comune, il riformismo. La nostra conversazione su una politica ‘altra’ è radicata nel magistero sociale della Chiesa, in particolare in quello di Papa Francesco, che suggerisce la strada e offre la bussola per una ‘buona politica’: eticamente e idealmente ispirata; laica, cioè orientata alla cultura dell’incontro; volta al bene comune ed esercitata in spirito di servizio. Ecco svelarsi che tra il pensiero di Sturzo e quello di Bergoglio vi è una convergenza feconda, che approfondiamo con uno sguardo alla storia presente e passata del nostro Paese.Con grande lucidità, padre Sorge spiega anche quale siano oggi gli spazi e lo stile dell’impegno politico per i cattolici, lontano da nostalgie miopi di unità partitica”. 

Populismo ed elezione europee: un incrocio pericoloso? “Le elezioni europee saranno una buona occasione per arginare i rigurgiti nazionalisti, che nulla hanno a che spartire con l’orizzonte del bene comune e con lo stile di costruzione della storia dove le differenze tendono alla comunione. Le elezioni europee vanno affrontate con coraggio e fiducia, richiamando ogni cittadino alla responsabilità di partecipare al voto, ‘per’ un’Europa più unita e non ‘contro’ tutti i difetti che l’Unione ha manifestato in questi anni. Apriamo gli occhi e smettiamola di credere che tutti i nostri mali vengono dall’Ue; certo, ci sono state politiche (austerità), modelli decisionali (eccessiva burocratizzazione) che hanno influito negativamente su alcune vicende politiche, ma la sensibilità democratica che ciascuno di noi, in quanto cittadino europeo, può esprimere è il migliore antidoto contro il populismo anche di casa nostra”. 

Gianni Borsa [Sir]

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