Europa, 70 anni di conquiste (soprattutto per i giovani)

Le elezioni europee sono sempre più vicine e gli ultimi giorni di campagna elettorale rappresentano ancora la possibilità per discernere e valutare con calma i programmi e i candidati in campo, le possibili visioni d’insieme, la posta in gioco.

Mai come questa ora, lo “scontro politico” si è giocato sull’antinomia “Europa vs. nazionalismi”, “apertura agli altri vs. chiusure egoistiche”: per la prima volta da quando esiste l’Unione europea, la possibilità di una sua disgregazione o rottura si è fatta più concreta e slogan e messaggi antieuropei – impensabili fino a una decina di anni fa – si sono fatti largo fra l’elettorato, mettendo in discussione quella che a detta di molti è stata “la più grande idea del XX secolo e molto probabilmente anche del XXI”. La crisi economica scoppiata negli Stati Uniti nel 2008 e poi propagatasi in Europa a partire dal 2009/2010 ha colto impreparate le istituzioni europee, mettendo in luce limiti e incapacità dell’Ue. Nata soprattutto come “ideale di pace”, contro i conflitti che avevano messo in ginocchio per ben due volte il continente, l’Europa ha poi cercato di creare fra i suoi aderenti una grande area prettamente economica, immaginando e sperando che questa portasse con sé anche una maggiore unità politica e maggiori impegni comuni. Questi automatismi non si sono realizzati del tutto e la crisi ha aumentato le difficoltà, facendo così momentaneamente rallentare il cammino di integrazione. Di fronte però alla prospettiva di disfacimento e disgregazione, di fronte alla possibilità di tornare indietro verso scenari preoccupanti e già visti nel secolo scorso, siamo chiamati a prendere posizione, soprattutto come giovani, per custodire e rilanciare un progetto iniziato dai nostri nonni e che rappresenta un’intuizione unica nella storia dell’uomo.

Abbiamo la memoria corta e spesso e volentieri diamo per scontato quello che ci è stato trasmesso da chi ci ha preceduto, dimenticando però che di semplice e scontato non c’è niente: oggi, ad esempio, possiamo muoverci e viaggiare senza problemi in Europa, decidendo di andare a studiare, vivere e lavorare in paesi diversi dal nostro di origine senza l’obbligo di utilizzare passaporti, visti e permessi. Tutto questo è merito dell’Ue, che attraverso l’Accordo di Schengen ha fatto sì che venissero abbattute frontiere e divisioni secolari.

In solitudine, nessun paese avrebbe potuto creare “Erasmus”, il programma di scambi culturali nato 32 anni fa che ha cambiato l’esistenza di 9 milioni di studenti, permettendo loro di studiare, conoscere altre realtà e altre culture, aprire la mente al mondo. Terminati gli studi, queste persone potrebbero cercare lavoro nel “mercato unico europeo”, che risulta essere il più grande mercato al mondo, con “508 milioni di cittadini, 24 milioni di imprese, 14.000 miliardi di Pil annuale; un sistema che dal 1990 al 2017 ha creato 3,6 milioni di posti di lavoro in più e aumentato di 1050 euro il Pil pro-capite di ogni cittadino, grazie al libero scambio”.

Come poi dimenticare l’euro, l’unica moneta al mondo in grado di fronteggiare lo strapotere del dollaro? Non solo essere entrati nell’eurozona ha permesso di tenere a freno l’inflazione, ma anche di abbassare i tassi di interesse, permettendo a noi italiani di pagarne meno sul debito pubblico.

E ancora: l’Unione europea ha favorito la concorrenza, permettendoci di risparmiare sui viaggi e sulle telefonate (l’ultima grande novità, dal 2017, è stata l’abolizione delle tariffe roaming, con la quale i residenti dei vari paesi possono spostarsi dalla propria nazione utilizzando la stessa tariffa come da casa, senza l’aggiunta di costi, potendo così utilizzare i propri SMS, chiamate vocali e dati mobili inclusi nel piano tariffario attivo con la loro compagnia); la Ue si sta impegnando attivamente contro l’inquinamento e i cambiamenti climatici, realizzando politiche concrete, fissando standard minimi da rispettare e migliorando costantemente la qualità della vita dei suoi cittadini; le istituzioni europee monitorano i cibi e hanno introdotto nel corso del tempo una serie di standard per la “sicurezza alimentare” che hanno di gran lunga reso più semplice individuare eventuali contaminazioni e rischi per la salute.

Queste sono alcune delle grandi conquiste e facilitazioni che l’Unione europea, grazie ai suoi parlamentari e politici, ha reso possibili; c’è sicuramente ancora tanto da fare, sistemare, aggiustare, ma molto è stato fatto con il contributo di tutti in questi decenni.

Perché allora non rimboccarsi le maniche e impegnarsi per un’Europa ancora più unita, più solidale, rispettosa delle differenze e vicina ai cittadini?

Solo partecipando potremo contribuire a costruire e realizzare insieme l’Europa dei prossimi anni, solo votando potremo indicare la direzione per continuare insieme questo cammino comune.

Alberto Ratti

Centro Studi dell’Azione cattolica italiana

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