Aratro, moneta e alfabeto: Europa, dal mito alla realtà

Che cos’è l’Europa? È solo un mito, un’utopia insensata, un sogno, un progetto, una realtà? Dal mito di Europa, raccontato da Ovidio nelle sue “Metamorfosi”, fino all’attuale realtà dell’Unione europea si possono scorgere elementi sottesi – positivamente o negativamente – che hanno costruito l’idea di Europa oggi divenuta realtà.

Racconta Ovidio che Europa era una splendida giovane che viveva nelle appendici dell’Asia. Era così bella che Giove s’invaghì. Sotto le sembianze di un toro, rapì Europa e la trasportò nell’isola di Creta. Europa arrivò lì non a mani vuote. Portò con sé un tesoro favoloso che servirà a vivificare tutta la sua storia: l’aratro, l’alfabeto e la moneta.

Questi doni diverranno il seme da cui si irradieranno le radici storiche, culturali e spirituali della storia del vecchio continente.

L’aratro è il simbolo del lavoro e costituisce la fonte della vera ricchezza. Quando l’impero romano – primo tentativo di unificare il nostro continente con la forza – piomberà sotto il dominio di intere popolazioni che vivevano fuori dei suoi confini, capitolerà anche a causa della rilassatezza dei costumi, primo fra tutti, la scarsa rilevanza concessa al lavoro, opera ritenuta degna soltanto degli schiavi.

L’alfabeto sarà utilizzato per scrivere, segno per poter leggere e ricordare, cioè avere memoria del passato, senso della storia. Le orde selvagge distruggeranno il ricco patrimonio delle opere degli scrittori greci e latini. Saranno i figli di Benedetto a riprendere in mano l’aratro per bonificare, dissodare, irrigare interi territori e la scrittura per ricopiare minuziosamente il patrimonio classico, fonte della nostra civiltà.

La moneta sostituirà il baratto e sarà il mezzo per acquistare prodotti di altre terre, utile per gli scambi commerciali, segno di prosperità di un popolo.

Lavoro e moneta serviranno all’economia dell’Europa, l’alfabeto diverrà mezzo per scrivere e leggere e, assieme ad altri segni – la pittura, la scultura, la fotografia fino ai segni delle odierne tecnologie –, per comunicare, esprimere sentimenti e ricordare il passato.

Lavoro, cultura, economia rappresentano il seme ideale su cui si sono diramate le radici della cultura europea: quella greca da cui abbiamo ereditato il valore della parola per argomentare, riflettere, criticare;  della partecipazione, essenziale per la democrazia; dalla cultura romana  abbiamo appreso il diritto per poter sanzionare ed essere sanzionati, per affidare ad altri il governo della cosa pubblica e fidarsi di loro. Il cristianesimo sublimerà questi valori e li riscriverà alla luce della buona novella: l’uomo non sarà solo esempio di laboriosità e di razionalità, ma soprattutto di relazionalità con il Padre di tutti gli uomini e con i fratelli.

Durante tutto il Medioevo e il Rinascimento i mercati e le fiere, che si tenevano nelle maggiori città, erano occasioni di incontri tra gente diversa e, ovviamente, si incontravano lingue, culture e tradizioni differenti. Anche i giovani goliardi che si muovevano da una città all’altra per ascoltare le lezioni di dotti maestri, grazie all’uso comune del latino, svilupparono una cultura unitaria, pur nella diversità dei costumi e dei paesi di provenienza.

Quando le guerre travolgeranno persone e cose, ogni paese pagherà il suo tributo di sciagure e di sangue, ma subito dopo nascerà un ideale di pace che è in tutti. Si costituiranno, col tempo, stati sovrani che assoggetteranno altri stati. Si tenterà di unificare l’Europa grazie al mito della propria razza superiore alle altre, ma successivamente il desiderio di libertà, come sempre, da Maratona alla Resistenza, prevarrà sull’odio dei miti razziali e diverrà fonte di pace.

L’economia, rappresentata dall’aratro e dalla moneta, ha sempre creato   prosperità, purché non venga schiacciata da una finanza selvaggia e da un mercato senza regole; al contrario, essa rappresenta occasione d’incontro tra persone e idee, momento di solidarietà, segno di fiducia reciproca.

La cultura europea è ricca nella sua multiforme diversità. Unità e differenze sono scritte insieme nella storia d’Europa. Ciascuno dovrebbe arricchirsi delle altrui diversità. Solo il pluralismo è capace di azzerare le tentazioni dell’individualismo, dell’anarchismo, dell’assolutismo e del sovranismo.

Oggi il mito è diventato realtà, ma esso contiene “il rischio terribile dello scetticismo” (Maritain) e questo scetticismo potrebbe essere il becchino dell’Europa.

Edoardo Zin

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